Sincerità e scrittura

Spesso rispondo “sincerità…”. Faccio seguire la parola dai puntini di sospensione, come se non avessi detto abbastanza, come se non avessi detto tutto. “Quando scrivo cerco la sincerità, quando leggo cerco la sincerità, una voce sincera”, dico.

D’accordo, facile. Ma cosa significa essere sinceri? Sinceri rispetto a cosa. La sincerità è necessaria, ma è anche sufficiente?

Le diverse ricostruzioni dell’etimologia della parola portano tutte a esiti simili. Sincero: senza maschera, senza impurità, senza contraffazioni. Il concetto di sincerità rimanda all’idea che ogni persona abbia dentro un nucleo che può essere considerato “la propria vera essenza”: una voce è sincera quando si sforza di esprimere senza filtri questo nucleo. La parola “sincerità” ha una sfumatura diversa dalla parola “autenticità” in quanto sottolinea l’intenzione di chi parla. Una persona non è sincera se dice la verità, ma se dice quella che crede essere la verità. La parola “sincerità” salva la buonafede di una voce e comprende la possibilità del falso. Per questo è una bella parola.

Nel mio lungo masticarla ho provato a sistemare le idee sul rapporto tra sincerità e scrittura in questo modo: si produce una buona scrittura quando si esplorano due dimensioni della sincerità: la profondità e la dinamicità. Continua a leggere